“Il simbolo è tutto”, diceva Carl Gustav Jung, psichiatra e psicoanalista svizzero (1875-1961), allievo di Freud e fondatore di un indirizzo teoretico e terapeutico su “Psicologia analitica”.
La simbologia è la primordiale arte usata da sempre dall’essere umano per esprimere un assoluto, un insieme di aspetti ordinari e straordinari, di difficile spiegazione a parole.
E’ “ l’arte del potere divino, della danza, della bellezza, del silenzio, della calma” presente ovunque, espressa in segni.
A esempio, il matematico quando parla di uno, due, tre….non si riferisce certo a oggetti fisici, ma a una astrazione numerica che usa in modo simbolico per compiere calcoli astratti, ma reali, raggiungendo così risultati che non potrebbe ottenere altrimenti.
Poco importa se nelle sue operazioni il matematico è costretto a servirsi di entità immaginarie quali a esempio il limite che tende a infinito o la radice quadrata di –1, o……
Così, quando si parla di simboli di pianeti e di astri celesti, che si intrecciano con le altre entità cosmiche, come l’uomo, non si intende tanto il corpo celeste fisico, quanto il suo astrale o la sua astrazione simbologica.
In occidente, la concezione simbolica astrologica è vista quasi esclusivamente come un oroscopo a carattere individuale, perché l’individualismo è la costante ben precisa in questa nostra civiltà, ma è estranea all’essenza di questa antica arte. Arte nata in terre e civiltà lontane, che spinge a comunicare e a fare amicizia con l’esistenza.
E in queste terre sono nate anche le conoscenze di Yoga e Ayurveda.
Nello Yoga, quando si parla di cuore non si intende il muscolo ma il simbolo del centro, della sorgente, del punto di inizio, del seme, dell’anima di tutto ciò che dà vita alla nostra natura e alla nostra struttura, che si intreccia con l’intera realtà, personale e universale.
Nell’Ayurveda, quando si parla di costituzione individuale, non si intende solo la materia misurabile, la fisicità composta da sostanze di atomi dei cinque elementi (etere, gas, calore, liquidi, minerali), ma il sub strato dell’intreccio imponderabile che, dal cuore, scorre nell’intelletto, nell’ego, nella mente, nelle percezioni sensoriali, nei sistemi e organi dell’insieme corpo: individuale e cosmico.
Cosa serve avvicinarsi a questo tipo di comprensione? A unire, a non parcellizzare la vita ma a percepirla sacra e un tutt’uno con il tutto, vivendo così nell’arte della vita.
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