Rispetto: PRASHRAYA

Nella vita vi sono ovunque situazioni di bene e male ed è naturale che la sofferenza sia inevitabilmente parte della condizione umana. Ma, per quanto possa essere doloroso affrontare certe situazioni, in alcun modo non è giustificato agire senza rispetto o riverenza. Nel linguaggio yogico tale virtù è chiamata  “PRASHRAYA”.

Per rispetto non si intende una questione di buone maniere o di essere compiacenti con altri, ma il modo elevato in cui trattiamo noi stessi e ogni cosa esistente.

Finché permettiamo ad altri o alle situazioni di dettare il corso delle nostre azioni, può succedere che si venga trattati con durezza o ingiustizia ma, non possiamo giustificare la nostra eventuale mancanza di Prashraya, addebitandola ad altri.

In realtà, finché vivremo, saremo soggetti a dolori di varia natura, ma il modo in cui reagiremo dipenderà esclusivamente da noi stessi.

Confucio ha detto: “se rispetti gli altri, gli altri rispetteranno te”.

Ed è proprio vero: di questo ne possiamo prendere coscienza quando riusciamo ad analizzare in profondità il modo in cui ci accostiamo alle cose, agli esseri, alla natura.

Come fare per aiutarci?

Ho trovato tanto sostegno e aiuto leggendo la vita di Grandi Esseri, come ad esempio quella di Gandhi:

Gandhi, invece di addebitare colpe ad altri in presenza di contrasti, sotterfugi, menzogne o difficoltà, sentiva che non era riuscito a spiegarsi o a fare meglio e così si metteva lui stesso nella condizione di comprendere cosa doveva fare per migliorare. Il suo amore per Prashraya è stato immenso e divino. Diceva:

” il cammino è arduo e ripido; per giungere alla purezza bisogna essere assolutamente senza passioni nel pensiero, nella parola e nelle azioni; bisogna emergere dalle correnti contrastanti di attaccamento e di repulsione, collera e odio ….”

Om

MaTer

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