Nel praticare yoga, ad un certo momento ci si sofferma sul constatare come i grandi insegnanti, i grandi maestri siano profondamente radicati negli insegnamenti che trasmettono.
Il loro modo di vivere e di comunicare va oltre la semplice comprensione intellettuale.
Dal loro modo di relazionarsi e da come lo fanno, si percepisce un flusso spontaneo e vitale che proviene dalla loro realtà interiore.
Il grande maestro e filosofo greco Socrate, vissuto nel quattrocento a.C. aveva studiato le scienze e gli autorevoli scritti del suo tempo, ma più tardi aveva abbandonato questi studi affermando che tutte le forme di indagini sono inutili finché non si è guardato dentro se stessi e non si è scoperta la propria natura.
Ho potuto appurare la veridicità di questo insegnamento praticando yoga e ayurveda e sperimentando il potere della contemplazione.
Nella nostra epoca e nella nostra cultura, in cui è tanto enfatizzato l’uso dell’intelletto, venendo continuamente sommersi dall’informazione e assediati dall’ascolto di tanti fatti, la nostra mente si esaurisce, riempiendosi di essi e venendo il più delle volte plagiata.
Questo perché viene a mancare il fondamento della pratica dell’auto-indagine. E’ la pratica dell’introspezione trasmessa da sempre dalle antiche scritture e che nello yoga e nell’ayurveda è alla base della conoscenza e del vivere in rettitudine:
– ascolta insegnamenti trasmessi da maestri qualificati;
– rifletti sul loro significato profondo;
– medita sulla loro verità;
– trovala al proprio interno e applicala nella vita.
L’introspezione è un lavoro diverso da quanto richiesto dalla pratica della meditazione.
Nell’auto-analisi non si cerca di calmare completamente la mente. Rimane l’attività del pensiero, ma non a livello superficiale. La riflessione entra in profondità finché emerge una risposta che proviene da un luogo di profondo silenzio.
Se avviene questo processo “avviene una prova del nove”: si avverte un cambiamento interiore, un senso di maggior chiarezza e di serenità, come un qualcosa di giovane, di fresco, di pulito e di vero. Ci si sente come rinnovati e nutriti contemporaneamente. L’insegnamento diventa esperienza: lo vivi.
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