Aspettarsi che gli altri facciano qualcosa per il nostro benessere non significa vivere in Ayurveda.
Vi è la tendenza a demandare ad altri la cura della nostra salute di corpo, mente e cuore. Ma l’Ayurveda, letteralmente la ”conoscenza della vita”, ci dà strumenti per apprendere come stare bene in nostra compagnia, sapendo cosa fare per se stessi.
Ci dà una formula con la quale si apprende:
– come capire il funzionamento del nostro organismo nel suo insieme,
– come conoscere la nostra naturale carta di identità o costituzione,
– come e cosa fare per prevenire disturbi e come intervenire in presenza di un eventuale squilibrio, nel rispetto della personale natura,
– come riconoscere e applicare rimedi e trattamenti mirati per armonizzare il proprio funzionamento,
– come comprendere e gestire l’ energia, per rafforzare il proprio sistema di difesa,
– come nutrire e alimentare se stessi per rispettare corpo, mente e cuore,
– come comprendere il reale scopo della vita,
– come rispettare gli altri, la natura e l’ambiente,
– come essere flessibili e adattabili ai cambiamenti.
Se veramente vogliamo capirci e prendersi cura di noi, costruendo radici nel benessere individuale e collettivo, non possiamo fare a meno di sviluppare una visione unitaria in se stessi, fra noi e gli altri e fra noi e la creazione.
La formula che l’Ayurveda dona all’umanità spiega, mostra e fa comprendere che l’essenza della nascita dell’universo è la medesima anche nell’essere umano: la stessa provenienza, la medesima sostanza, le stesse leggi. La formula è quella dei Tri Dosha, che spiega il funzionamento della vita legato al suo movimento, alla sua trasformazione e alla sua costruzione.
Ma, alla fine di tutto, l’Ayurveda ha una ricetta medica universale: vivere seguendo scopi elevati.
Om, grazie
MaTer
