La parola Karma viene dalla radice sanscrita “kri” e significa azione e, allo stesso tempo, fato, destino: le nostre azioni influenzano il nostro destino.
E’ una legge universale non facile da comprendere e, soprattutto, da accettare sul piano razionale, ma si basa sulla legge di causa ed effetto: per ogni azione, vi è una reazione uguale e contraria, in tempi differenti.
La possiamo individuare e capire se, a esempio, gettiamo un sasso su di un vetro, oppure esponiamo una mano sul fuoco. Causa ed effetto sono immediati. Ma se esponiamo una mano a radiazioni, il dolore si manifesterà nel tempo.
L’influenza di questo potere, se in parte riusciamo a riconoscerla sul piano fisico, la sottovalutiamo completamente sul piano morale. A esempio, se aiutiamo o danneggiamo qualcuno, senza che nessuno lo sappia, pensiamo sia finita lì. Ma, secondo la legge del Karma non è possibile, perché ogni azione ha il potere di produrre un effetto uguale e contrario, nel senso che ritorna a noi: solo non si sa quando e in che forma si manifesterà.
La pratica dello Yoga ci invita a contemplare il mistero del Karma, in modo da divenire consapevoli che i nostri pensieri, comportamenti e scelte incidono nella “costruzione della casa dove vogliamo abitare ”.
C’è una bella storia che viene raccontata per aiutarci nella comprensione della presenza di questa invisibile ma tangibile legge naturale.
“L’architetto del re aveva un ultimo progetto da terminare prima di ritirarsi. Il re gli aveva chiesto di costruire un palazzo con la massima cura e materiali più pregiati. Gli affidò come fondo un cesto pieno di lingotti e gioielli. Quando l’architetto ricevette il tesoro, fu tentato e pensò: ho lavorato tutta la vita per il re, ma cosa ho in mano per dimostrarlo? Poiché sto per ritirarmi, è giusto che metta da parte qualcosa per addolcire la vecchiaia. Così assunse costruttori e impresari disonesti e decise con loro di ingannare il re. Acquistarono i materiali più economici, assunsero i lavoratori incapaci meno pagati e divisero tra loro l’oro e i gioielli rimasti. Quando il palazzo fu completato, il re venne a ispezionarlo. Benché apparisse grandioso, egli noto che si trattava solo di apparenza e che in poche settimane sarebbe crollato. Così, terminata l’ispezione, si rivolse al disonesto architetto e disse: Ti ringrazio per avermi eretto un palazzo così splendido. Ora, mio caro architetto, come ricompensa per una vita di servizio, te lo dono”.
Om, grazie
MaTer
