L’arte cambia il mondo

Un articolo di Giuseppe Frangi, Direttore di “Vita”:

«L’arte cambia il mondo, ma una persona alla volta». In questa massima di Alfredo Jaar, cileno, 58 anni, artista tra i più innovativi e interessanti sulla scena internazionale, c’è la risposta alla domanda che campeggia sulla copertina di questo numero di Vita.
Che cosa fa dell’arte una straordinaria leva di cambiamento e di innovazione sociale? Il suo primo segreto è la sua facilità. Parla per immagini, e oggi le immagini sono il linguaggio, che assai più delle parole, contagia con maggiore forza l’immaginario delle persone, superando le differenze di cultura. Le immagini sono immediate, emozionano, provocano ma fanno anche ragionare.

Il suo secondo segreto sta nell’essere straordinariamente pervasiva. L’arte è dappertutto e soprattutto non si ritiene estranea a nessuna situazione e a nessun contesto: lo dimostrano le 50 esperienze che nelle prossime pagine abbiamo sinteticamente schedato.
L’arte la puoi trovare ovunque, sotto i ponti con gli homeless, nelle corsie degli ospedali (sempre più spesso e con effetti anche terapeuticamente sorprendenti), sui muri dei palazzoni di periferia, come pure dentro gli appartamenti di quei palazzoni. La trovi nelle favelas o tra i resti del Rana Plaza. E quando la trovi puoi scoprire che l’arte, se è buona, non ha lasciato le cose come prima. Ha creato consapevolezza, ha mobilitato l’intelligenza, la sensibilità e quindi la responsabilità delle persone.
L’arte oggi è certamente un fenomeno di massa, perché è uscita dai musei e ha allargato enormemente la sua platea. Eppure – a parte i soliti fenomeni da star system – l’arte non parla a masse di persone, ma come dice Jaar, ad una persona alla volta. Per questo ha una forza di cambiamento che nel mondo d’oggi non ha pari.   http://www.vita.it/it/article/2015/05/06/larte-cambia-il-mondo-una-persona-alla-volta/134041/

(L’immagine è un campo coltivato da Stan-Herd, grande 4.800 m., in omaggio a Van Gogh)

Om

MaTer

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